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PROPOSTA PER LA RIVALUTAZIONE AMBIENTALE
E LA CREAZIONE DI UN PARCO NELLA FASCIA COSTIERA TRA LE CITTA' DI TRANI E BARLETTA
caratteri geologici, culturali e ambientali
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La relazione esamina le peculiari caratteristiche geologiche,
ambientali e culturali della fascia litoranea che si estende dalla località
"Boccadoro", posta nella zona litoranea "Paludi" nel territorio
di Trani (BA), fino alla "Falce del Viaggio" in contrada "Ariscianne"
in territorio di Barletta. Il fine ultimo è di pervenire a delle valide
e legittimate proposte di rivalutazione ambientale del territorio esaminato.
L'area studiata è stretta fra Trani e Barletta, due città di grandi
dimensioni che esercitano una notevole pressione antropica soprattutto attraverso
le due rispettive aree industriali che ivi convergono.
La Legambiente (circolo di Trani) avendo rilevato il disinteresse da parte degli
amministratori locali alla salvaguardia di tale area, ha più volte e con
differenti azioni, cercato di impedirne l'irreversibile degrado.
Quanto scritto segue il suggerimento di taluni soci della Legambiente convinti
che la divulgazione delle conoscenze specifiche dell'area possano servire a convertire
la stessa in "parco intercomunale", scongiurando così i pericoli
connessi ad eventuali devastanti progetti gravanti sul sito.
Nella presente nota verrà più volte usato il termine "parco"
assegnando a tale parola un significato generale relativo alla tutela di un'area
"verde".
Il tratto costiero in esame presenta numerose sorgenti di
acque salmastre che un tempo alimentavano gli estesi impaludamenti presenti nell'area.
Tra gli elementi da preservare, in località Boccadoro è presente
una vasca di età storica, costruita per bonificare l'area di retrospiaggia
raccogliendo le acque sorgive emergenti.
Inoltre l'intera costa, a partire dalla città di Barletta costituisce un'area
ove è frequente rinvenire importanti reperti archeologici, indispensabile
testimonianza del nostro passato e del susseguirsi delle civiltà che hanno
abitato la zona.
Le contrade esaminate rappresentano, forse, le ultime oasi per l'avifauna di passo
unitamente ad importanti habitat per le specie stanziali.
La presente nota non si sofferma al solo esame delle caratteristiche naturalistiche
e culturali del territorio, bensì si addentra nell'esame della situazione
geologica con particolare riferimento all'erosione costiera e alle condizioni
geotecniche generali dell'area.
La costa che delimita l'area di studio infatti è caratterizzata da una
intensa erosione marina; inoltre i terreni non presentano condizioni geotecniche
ottimali a causa della estrema superficialità della falda acquifera.
La zona a "verde" che si propone di realizzare ha una larghezza media
all'incirca uguale all'ordinaria fascia di rispetto dal mare (300 m), che viene
prescritta nel D.L. n.312 del 27.06.1985 (decreto Galasso).

zoom
L'area in esame ricade in parte nel Comune di Trani (contrada
San Francesco e Paludi) ed in parte nel territorio comunale di Barletta (contrada
Ariscianne). Si estende per una lunghezza di circa 4 K m e una larghezza media
di 350 m, occupando approssimativamente una superficie di 1.4 Kmq. Nel suo interno
vi è "la Vasca". Questa si estende per circa 4000 mq e rappresenta
ciò che rimane di un'ampia depressione morfologica impaludata e ormai bonificata.
La fascia costiera da rivalutare è collocata a 4 Km
in direzione Nord-Ovest dall'abitato di Trani, sì presenta allungata parallelamente
alla linea di costa ed attualmente è estesamente utilizzata per coltivazioni
ortofrutticole.
Le considerazioni geologiche e geotecniche associate alla evidente e rapida erosione
marina della costa basterebbero già da sole a giustificare la tutela della
fascia litoranea.
Se a queste vengono aggiunte le motivazioni culturali, faunistiche e vegetazionali
si riuscirà meglio a legittimare la volontà di chi vorrebbe nell'area
in oggetto una reale oasi "verde".
Il primo passo per la pianificazione del territorio secondo questi criteri dovrà
consistere nel prevedere nell'ambito dei P.R.G. de città interessate (Trani
e Barletta l'inserimento del territorio in "Zona a verde"; ciò
servirebbe perlomeno a scongiurare l'irreversibile degrado connesso ad aree più
antropizzate.
Una reale difficoltà alla costituzione del parco è rappresentata
dall'acquisizione dei terreni, attualmente privati. In attesa di poter gestire
in maniera unitaria tutta l'area, sì potrebbero individuare, se ci fossero,
quei terreni "abbandonati" e ivi partire con un rimboschimento a macchia
di leopardo.
Qualora si giungesse a poter disporre dell'intera area ( circa 140 Ha) sarebbe
opportuno che la gestione venisse affidata ad associazioni ambientaliste o ad
operatori realmente motivati e preparati ad una conduzione oculata. Un modello
di riferimento, fatte le debite proporzioni, potrebbe essere quello realizzato
nella "zona umida" salentina delle "Cesine ".
Il parco, pertanto, assumerebbe un'importanza considerevole qualora venissero
riallargati parte dei terreni limitrofi alla "vasca" allargando quindi
le potenzialità faunistiche e vegetazionali riserva.
Ciò potrà avvenire occludendo adeguatamente l'esistente drenaggio
delle acque che dalla vasca conduce al mare ed indirizzando il conseguente trabocco
in luoghi prestabiliti.
Sarà inoltre opportuno consentire l'accesso pedonale solo previa autorizzazione.
I visitatori, perciò, potranno accedere all'area solo se guidati da personale
competente che li condurrà attraverso un percorso accuratamente studiato
che porti alla conoscenza delle specie botaniche e faunistiche più significative
senza arrecarne alcun danno.
Il recupero vegetazionale dovrebbe avvenire su due fronti:
- da un lato si impone la salvaguardia e la tutela del territorio in esame sia
perché rappresenta un valido punto di ristoro e rifugio alla fauna migratoria
sia perché il delicato equilibrio in cui il sistema si trova potrebbe rompersi
compromettendo i residui lembi di vegetazione acquatica;
- dall'altro è necessario rendere efficace l'azione di tutela estendendo
la zona del parco per allontanare il più possibile i devastanti effetti
delle vicine zone antropizzate.
Il restauro vegetazionale delle pozze d'acqua potrà effettuarsi con l'inserimento
di diverse specie acquatiche (ninfea, castagna d'acqua, verniera, ecc.) atte ad
ampliare il numero di specie. L'inserimento, però, dovrà essere
preceduto da studi che potranno accertarne la reale compatibilità in relazione
allo stato bioclimatico del sito.
Il recupero delle attuali zone agricole con la vegetazione naturale avverrà
con specie in grado di contrastare l'erosione nell'area retrocostiera. A tal fine
potrebbe risultare efficace una fascia a Tamerici nella parte più esposta
ai venti marini. Questa potrebbe essere affiancata da Eucaliptus, Cupressus, Populus,
oltre a cespugli di Pitosphorum e Meaebrianthemum.
In conclusione auspichiamo che le idee di rivalutazione ambientale, proposte in
questo lavoro, vengano adeguatamente divulgate agli abitanti dei paesi interessati
e soprattutto ai giovani studenti, maggiormente sensibili alle problematiche ecologiche.
Se questi recepiranno l'importanza del progetto descritto diverranno essi stessi
protagonisti della tutela dell'area.
Francesco Bartucci
Domenico Milano
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